Istituto Comprensivo I "Via Mariani"
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Ghiacciaio della Sforzellina

1° giorno: Passo Gavia

Il percorso inizia a 2600 metri al Passo Gavia e ai piedi del ghiacciaio della Sforzellina. In questa zona è stata combattuta negli anni 1915 1918 la guerra di Trincea. Il Passo Gavia mette in comunicazione il bacino del fiume Adda con quello del fiume Oglio e fa quindi da spartiacque. All’inizio del percorso ci troviamo nel fondovalle formato da una serie di rocce tagliate sul lato e lisce in alto, per l’azione di un ghiacciaio, ora scomparso, che 20.000 anni fa arrivava fino a Carate Brianza. Queste rocce lisciate si chiamano rocce montonate. Sulle rocce sono anche presenti dei solchi chiamati strie che danno la direzione del ghiacciaio. Molti anni fa su queste montagne si trovavano 300 metri di spessore di ghiaccio che ora si sono sciolti, anche se rimangono ancora dei residui. Quando cade la neve essa rimane sul ghiacciaio perché la sua superficie è fredda. Siamo anche in una zona di prateria alpina continua al limite del bosco e degli arbusti. La vegetazione è piuttosto scarsa, tuttavia in quest’ultimo periodo, a causa dell’innalzamento termico, gli arbusti stanno salendo sempre più di quota. Il Ranunculus Glacialis è l’arbusto con il record più alto di quota vive tra i 2000 e i 3000 metri. Man mano che si sale di altezza la temperatura si abbassa e la vegetazione diventa più discontinua. Ogni 100 metri che sia sale di quota, la temperatura diminuisce di 0,6 C°.

Un ghiacciaio quando si muove significa che è sano; i crepacci sono infatti segni indicativi di salute. In particolare il ghiacciaio di Dosegù, visibile dal passo Gavia, ha molti crepacci pericolosi profondi circa 30-40 metri: significa quindi che è in salute. Il ghiacciaio ha anche una notevole importanza economica perché l’acqua dolce è fondamentale per la vita dell’uomo e se ne trova in gran quantità nei ghiacciai. Sulle Alpi sono presenti 4250 ghiacciai che occupano 2900 kmq.

Sui ghiacciai ci sono anche delle zone di torbiera cioè zone in cui l’acqua è stagnante. La permanenza di acqua stagnante nel terreno provoca la perdita di ossigeno, così solo alcune piante riescono a vivere in questo ambiente perché si sono adattate. In questa zona si possono trovare anche piante tipiche del Polo nord, come i licheni ciò significa che le rocce ci sono da tanto tempo. I licheni si adattano di più rispetto ai muschi.

2° giorno: Passo Stelvio

Il passo dello Stelvio funge da spartiacque: da una parte l’acqua va nell’Adige, poi dritto nel mare; invece dall’altra l’acqua va nel bacino tedesco (Danubio) per poi arrivare nel mar Nero. 108 anni fa il ghiacciaio che portava l’acqua all’Adige era talmente grande da arrivare dall’altra parte del passo, dunque negli ultimi 600 anni il ghiacciaio è quasi del tutto sparito.

Il Passo Stelvio è uno delle mete più importanti al mondo per lo sci estivo. 230 milioni di anni fa in questa zona c’era il mare. Dallo scontro tra la zolla africana e quella euroasiatica, per orogenesi, si sono formate le catene montuose, anche le nostre Alpi.

Iniziando il sentiero del Passo Stelvio si può osservare il ghiacciaio della Vedretta Piana. 600 anni fa la Vedretta Piana arrivava fino all’ottavo tornante dei 36, della strada che collega Bormio con il passo dello Stelvio, ora invece si è ritirata. Al Passo Stelvio abbiamo osservato, oltre al ghiacciaio della Vedretta Piana, il ghiacciaio dello Scorluzzo.

Allo Stelvio, l’Università dell’Insubria e in particolare i prof. Guglielmin e Cannone, stanno sviluppando una serie di esperimenti molto importanti relativi ai cambiamenti climatici e ai loro influssi sulla crescita della vegetazione alpina.

ESPERIMENTI

  • aumento della temperatura del suolo. Sono state costruite delle miniserre di forma esagonale, in cui la temperatura del terreno aumenta di 0,5°C, in estate di 1°C.
  • aumento e diminuzione delle precipitazioni. Posizionando piccole tettoie inclinate verso valle, le precipitazioni sbattendo contro esse fanno si che il terreno sotto le tettoie rimanga privo di acqua e secco, al contrario il terreno davanti alle tettoie è ricco d’acqua ed eroso.
  • misurazione della temperatura dell’aria.
  • aumento di una specie in 1 mq. Si posiziona una griglia di 1mx1m (o anche di diverse dimensioni), e si osserva in un determinato periodo la crescita e l’espansione o la diminuzione di alcune specie.
  • aumento di nutrienti in 1mx1m, si osserva come crescono le piante e si verifica l’impatto dell’aumento del deposito di azoto nel terreno.
  • esperimento dell’osservazione della FENOLOGIA cioè degli eventi rilevanti nello sviluppo della pianta (crescita, fioritura, riproduzione…)
  • utilizzo di un telo blu per osservare se variando le ore di illuminazione giornaliera di una pianta chiamata Fotoperiodo, (di notevole influenza sulla sua fisiologia) quali risultati si ottengono.

Durante questa particolare attività didattica abbiamo potuto constatare che a causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle temperature, i ghiacciai si stanno sempre più ritirando e sciogliendo.

Gli alunni della classe III A

Plesso Croce