Istituto Comprensivo I "Via Mariani"
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CON LA NOSTRA PROFESSORESSA DI ITALIANO ABBIAMO PRODOTTO UNA SCHEDA SULLA “GIORNATA DEL RICORDO”, UNA GIORNATA COMMEMORATIVA CELEBRATA SOLO IN ITALIA, MA NON PER QUESTO MENO IMPORTANTE; INFATTI, TUTTE LE DATE CHE RICORDANO UN AVVENIMENTO CHE CI PUÒ FAR RIFLETTERE SUL COMPORTAMENTO CORRETTO O INGIUSTO DELL’UOMO NON VANNO DIMENTICATE.


I luoghi dei principali ritrovamenti di corpi (fonte: Corriere della Sera)

In Italia dal 2005 la giornata del 10 febbraio è “La giornata del ricordo” dedicata alla commemorazione dei morti delle foibe e delle vicende dei profughi italiani nelle zone dei nostri confini orientali.

Il termine foiba deriva dal latino “fovea”, che significa “fossa”; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua nelle rocce di origine carsica; possono raggiungere i 200 metri di profondità. Le foibe sono diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, nelle zone della Slovenia, nonché in molte zone dell’Istria e della Dalmazia. Questi baratri venivano usati durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare tra il 1943 e il 1945 e nell’immediato dopoguerra dai partigiani jugoslavi che volevano annettere al futuro stato jugoslavo una parte della Venezia Giulia e del Friuli e consideravano la popolazione italiana che viveva in quelle zone come un nemico” contro cui lottare.

Molti italiani abitanti di quelle zone trovarono la morte trucidati in modo terribile: legati tra loro da catene e fili di ferro erano spinti sull’orlo dell’abisso. Una scarica di mitra uccideva alcuni, mentre gli altri, ancora vivi, precipitavano per centinaia di metri e arrivavano al fondo, magari senza trovarvi la morte istantaneamente, ma sopravvivendo tra i cadaveri, tormentati dai dolori delle ferite e dei traumi, dalla fame e dalla sete.

A cadere dentro le foibe furono fascisti, cattolici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. È una carneficina che testimonia la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti.
La persecuzione prosegue fino a quando viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia.

La data del 10 febbraio 1947 ricorda appunto il trattato di Parigi che assegnò alla Jugoslavia l’Istria, Fiume e Zara, i territori italiani orientali occupati nel corso della Seconda Guerra Mondiale dall’armata di Tito, capo della Repubblica Jugoslava.

NESSUNO SA QUANTI SIANO STATI GLI “INFOIBATI”: GLI STORICI ITALIANI PARLANO DI MIGLIAIA DI VITTIME, QUELLI SLOVENI DI POCHE CENTINAIA.

Dopo il trattato di Parigi si intensificò l’esodo giuliano-dalmata, ovvero l’abbandono dei cittadini di lingua italiana dei territori di confine già cominciato negli anni precedenti. Si stima che 35 mila italiani lasciarono case e terre.