Istituto Comprensivo I "Via Mariani"
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Lavorando in Prima sull’epica, sui miti, sull’Iliade e l’Odissea, ci siamo imbattuti nelle figure di tanti eroi. La forza, il coraggio, l’astuzia, sono le qualità che abbiamo incontrato. Ma ci siamo anche accorti che, attorno a noi, abbiamo tanti eroi silenziosi che indicano una via e sono un esempio per tutti.

EV

 

Mettere a disposizione la propria vita per gli altri

Nella vita a tutti può capitare di trovarsi in una situazione di aiuto, soccorso o donazione, però non sempre si ha il coraggio o la prontezza di mettere a disposizione la propria vita per gli altri. In alcuni casi anche un secondo potrebbe essere fatale.

Nei giorni scorsi in televisione ho sentito un caso, avvenuto a Milano, di un ragazzo di nome Lorenzo, diventato eroe per la sua magnifica e indimenticabile impresa. Un bambino molto piccolo, seduto accanto alla mamma in attesa dell’arrivo della metropolitana, all’improvviso è corso ed è caduto sui binari. La mamma, atterrita, ha iniziato ad urlare attirando l’attenzione di questo ragazzo che stava salendo per le scale. Subito Lorenzo ha guardato il tabellone delle corse: mancava un minuto e un mezzo all’arrivo della metropolitana sugli stessi binari su cui si trovava il bambino. Il ragazzo si è tolto lo zainetto dalle spalle e si lanciato a recuperarlo e a riconsegnarlo alla mamma. Un salvataggio mozzafiato. Intervistato, ha detto: “Mi ha guidato l’istinto”.

Ecco una grandiosa scena di un eroe che, come tanti altri, ha messo in gioco la propria vita per salvare altre persone. Finalmente sui giornali e in televisione sono uscite non solo notizie terribili ma, come in questo caso, si è parlato di qualcosa di positivo che mi ha toccato ed emozionato!

Marta

Il gesto eroico di un vigile del fuoco

Il mio eroe è mio nonno. Non l’ho mai conosciuto. In verità è un eroe per tutti, perché lui faceva il vigile del fuoco (volontario) e un giorno, con la neve, la sua squadra andò a spegnere un incendio a Lissone, vicino alla sua abitazione. 

L’incendio era grave su un capannone. Delle persone, per osservare l’incendio, si erano messe in mezzo, soltanto che contemporaneamente l’autopompa stava passando, e non poteva fermarsi, perché lì c’era la neve ed era una discesa. Allora mio nonno, Gino Arosio, si buttò per salvare le venti, venticinque persone che erano lì; questo gesto gli venne d’istinto, non pensando a se stesso e alle conseguenze, e purtroppo morì .

Riuscì a salvare tutte le persone, in onore ebbe quattro medaglie e gli intestarono la caserma nel 1987. Tutta Lissone andò al funerale, e in segno di lutto tutti i negozi abbassarono le saracinesche a metà. Ogni dieci anni si fa una messa in caserma per ricordare il suo atto d’esempio un po’ a tutti. Oggi mia sorella è un’allieva dei vigili del fuoco e sta delle notti a fare la centralinista.

Noemi